La Nostra Storia

Una piccola trattoria senza pretese nel cuore del quartiere “Ovo Sodo”, proprio in fondo a un vicolo stretto e un po’ nascosto. Inizialmente ritrovo privilegiato di artisti e pittori dell’epoca: lo stesso Giovanni Natali era un cliente abituale, l’Antico Moro comincia ben presto a far parlare di sé e vive la crescita del dopoguerra parallelamente alla propria città.

Punto di riferimento per i protagonisti del modo dello spettacolo che negli anni 60-70 animavano le estati della vicina Castiglioncello, da Mastroianni a Panelli e Bice Valori, Alberto Sordi e numerosi altri, la trattoria allarga bene presto la sua fama a livello nazionale e comincia a comparire su guide prestigiose ed anche in articoli di riviste americane. Per decenni l’attività è andata avanti incurante dei cambiamenti, ma orgogliosa di rimanere fedele a quei sapori inconfondibili alla quale tuttora viene associata: le penne al favollo e il riso nero, il caciucco e le triglie alla livornese, il riso ai frutti di mare, tanto per citarne alcuni.

Chi vi fa ritorno dopo anni può solo trovarsi di fronte ai cambiamenti generazionali che fanno parte della vita stessa. Dal 1996 di proprietà di Alesasandra Corsini, nipote dei fratelli Bulletti, l’Antico Moro è ancora in fondo a quel vicolo, al suo interno numerose testimonianze del suo passato e del passaggio di artisti di fama internazionale, ma anche una moltitudine di oggetti attaccati alla pareti e al soffitto, oggetti invecchiati lì dove sono tuttora, angoli dove molte persone possono rivivere momenti passati molti anni prima… Perché tutto è ancora uguale e soprattutto uguale è rimasta la cucina: pochi piatti solo a base di pesce, ma collaudati dall’esperienza e dalla professionalità.

Il testimone è passato dalla sora Lola al figlio Ciccio e in seguito al nipote Massimo, tuttora chef del locale. Una lunga storia che speriamo possa anticipare un ancora lungo futuro, nel rispetto di quello spirito di conservazione della tradizione culinaria locale, che è pur sempre un piccolo contributo nel ben più grande compito di conservazione della cultura.